Siamo stati così recensiti dalla guida
DUEMILAVINI 2009
edita dall’Associazione Italiana Sommelier:



Il Cesanese di Affile è un vitigno
rimasto per troppo tempo
ai margini dell’enologia italiana,
nonostante il suo enorme potenziale,
sia per le proprietà varietali intrinseche,
sia per il territorio di elezione
nel quale viene coltivato.
Il lavoro che sta svolgendo
quest’azienda del frusinate
è di grande interesse, ed i risultati raggiunti
sono la chiara testimonianza di un progetto
portato avanti con serietà e dedizione.
I due Cesanese di Affile
presentati quest’anno
impressionano per la qualità
e le differenze riscontrate:
il Romanico è elegante,
e si mostra in maniera splendida,
con profumi sinuosi e il gusto suadente,
l’Hernicus è energico,
lasciandoci spiazzati per la potenza espressa
e la notevole singolarità gustativa,
con un grado alcolico da primato.
Due prodotti che valorizzano
un territorio e un’azienda,
un vitigno che finalmente
riesce ad esprimersi
su standard qualitativi elevati
e che, dalla vendemmia 2008,
potrà fregiarsi della Docg.
Il Cosmato 2006 non é stato prodotto,
dato che una forte grandinata
ha reso le uve inutilizzabili.

ROMANICO 2006
Robe rosso rubino impenetrabile.
Olfatto pirotecnico, ammalia con toni
di giuggiola, amarena, salvia,
caffé, noce di cola,
proseguendo con sfumature di rosa rossa,
humus, liquirizia, oliva verde e incenso.
Grande personalità al sorso,
propone un gusto elegante e complesso,
coadiuvato da un tannino poderoso
e giustamente grintoso.
Da attendere qualche anno.
Matura 18 mesi in barrique
di primo passaggio.
Filetto di manzo lardellato
con uva e fichi.


HERNICVS 2007
Rosso rubino di straordinaria consistenza.
Naso profondo, con potenti toni di ciliegia,
ribes, cioccolato, menta, terra bagnata,
su un tappeto di goudron e pepe nero.
Robusto all’assaggio,
impressiona per la massiccia struttura alcolica,
tenuta a bada da una soddisfacente acidità
e da un tannino maturo;
estremo per gusto e concentrazione.
12 mesi di barrique di secondo passaggio.
Fegatelli di maiale all’alloro.

ARCADIA 2007
Giallo paglierino con riflessi oro verde.
Profumi intensi incentrati su papaia,
passion fruit, ananas, cui seguono
giglio, zucchero a velo, e in chisura
tocchi di miele.
Di grande struttura e morbidezza,
propone una percettibile grassezza,
che veicola note di frutta a polpa gialla;
sufficiente la vena acida.
Solo acciaio.
Risotto allo zafferano

ROMANICO 2006

HERNICVS 2007

ARCADIA 2007

Siamo stati così recensiti dalla guida
VINI D'ITALIA 2009
edita da Gambero Rosso e Slow Food:



Una scheda che si commenta da sola,
con due grandi finalisti,
a conferma di standard qualitativi
ormai consolidati e per i quali
è lecito attendersi persino
ulteriori progressi.
Ci piace partire,
in terra di cesanese e passerina,
proprio dal vino più “anomalo”, l’Arcadia ‘07:
un Incrocio Manzoni in purezza
che nulla sembrerebba avere
a che spartire col Frusinate.
Ne viene fuori invece un vino
in cui il terroir ha il suo peso
e la componente del riesling
emerge in tutta la sua affascinante
mineralità e sapidità,
riuscendo, con la freschezza,
a tenere a bada un alcol elevato.
Un vino non da mezze misure,
che si ama o si odia,
e che aspettiamo con curiosità
anche a un lungo invecchiamento.
Gli fa compagnia il Cesanese del Piglio
Romanico ‘06,
ancora all’inizio di un’evoluzione
che contrappone a tannini importanti
un naso dove comincia ad emergere
un grande terziario fatto di spezie e cuoio:
la nostra sensazione è
che un più lungo affinamento in vetro
possa conferirgli il definitivo amalgama.
Sensazione che avvertiamo anche
per il Cesanese del Piglio Hernicus ‘07,
al momento fin troppo giovane,
ma già in grado di esprimere un naso
complesso di ribes, frutti di bosco
e vaniglia e una bocca di grande struttura,
dove presto si raggiungerà
il giusto equilibrio legno-frutto
e tannini-alcol.



ROMANICO 2006

HERNICVS 2007

ARCADIA 2007

tratto dal libro
CENTOVINI
de “i Trimani”
ed. Donzelli, Roma, 2008 p.187-188


Coletti Conti, Hernicus Cesanese del Piglio doc
Anagni (FR)

Fino a pochi anni fa
il Cesanese era al massimo
un piacevole passatempo campagnolo,
il vino che i romani in vacanza
subivano durante le loro puntate in Ciociaria;
oggi la realtà è molto diversa,
e per fortuna!
Il carattere del Cesanese,
intuito più che assaporato
in alcuni leggendari ma incostanti esempi,
sta finalmente emergendo con chiarezza.
Morbido e intenso,
deve essere coltivato e vinificato
con estrema cura
per esaltarne le doti
di immediata piacevolezza.
La storia ci parla invece
di rese per ettaro molto elevate
e di vini troppo poco concentrati
per essere buoni.
Scommettere su una varietà così misteriosa
è stato l’azzardo vincente
di Antonello Coletti Conti,
giovane e capace agricoltore.
La sua strada era tutta in salita:
doveva dimostrare il valore della sua terra,
che negli ultimi cinquant’anni era stata avviata
ad una tumultuosa ed effimera
industrializzazione sovvenzionata,
e quello di un’uva nuova alla qualità.
Le sue bottiglie sono la dimostrazione
di un successo che inizia
dalla selezione della tipologia affilana,
la migliore versione del Cesanese,
e continua nella scelta dei terreni,
vulcanici e argillosi di mezza collina,
coltivati con severa attenzione
alla quantità da produrre.
Il Cesanese infatti
ha bisogno di molte attenzioni,
va domato a ogni vendemmia
e costretto a limitarsi per far emergere
la sua ricchezza e la sua piacevolezza,
che rischiano di perdersi
quando si allentano le briglie.
Ancora non è nato un Cesanese
che possa aspirare alla grandezza assoluta,
quella per intenderci dei migliori Nebbiolo,
dei più fini Pinot Nero o dei grandi Cabernet,
ma il cammino è stato finalmente intrapreso
e solo il tempo e la paziente passione
di persone come Antonello
potranno svelare tutte le potenzialità di quest’uva.
Per ora Hernicus è il perfetto complemento
del tradizionale pranzo della domenica:
non sovrasta le lasagne
e si accorda magicamente
con il pollo e le patate arrosto.
Una gita ad Anagni vi farà scoprire campagne
che sembrano progettate
per ospitare vigneti di qualità:
quelle di Antonello si trovano in una tenuta,
la Caetanella,
appartenuta alla famiglia di Bonifacio VIII,
il più famoso dei tre Papi nati nella cittadina. 



da IL GIORNALE
di Lunedì 28 aprile 2008

Coletti Conti,
piccolo gioiello ciociaro


di Andrea Cuomo

Piccola azienda familiare di Anagni,
quella di Anton Maria Coletti Conti.
Eppure capace di ergersi a portabandiera
di un vino, il Cesanese (qui è quello di Affile
e non il più noto del Piglio) dal quale ormai
ci si aspettano i risultati e i riconoscimenti
troppo a lungo negati all’enologia
della nostra regione.
Cuore dell’attività è il podere La Caetanella;
acquistato dalla famiglia Caetani
durante il pontificato di Bonifacio VIII,
collinare e di natura vulcanica,
magnificamente esposto e ricco di minerali.
Nei venti ettari di proprietà
il vitigno prevalente è il Cesanese di Affile,
ma sono coltivate anche varietà a bacca rossa
di diffusione internazionale ma ormai radicati:
Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc,
Petit Verdot, Merlot e Syrah.
Tra i bianchi ai «locali» Passerina,
Malvasia del Lazio, Bellone e Trebbiano giallo,
si affacciano il Fiano, il Grechetto e,
soprattutto, il Manzoni bianco.
Quattro le etichette prodotte,
due delle quali - le più importanti -
sono di Cesanese di Affile doc.
Il Romanico è affinato in piccoli fusti
di rovere francese,
ha colore rosso rubino concentrato,
naso di piccoli frutti rossi e cassis,
liquirizia e spezie,
bocca potente e tannica,
ma con una grande eleganza,
come un abito di grande taglio.
Costa 22 euro, è prodotto (purtroppo)
in sole 5mila bottiglie.
Suo fratello minore è l’Hernicus,
affinato parte in acciaio e parte in barrique,
con un naso appena più «ruspante»
ma sempre di buona classe (12 euro,
10mila bottiglie).
Ma la vera sorpresa è il Cosmato,
igt da uve Cabernet Sauvignon e Merlot
(insieme il 70 per cento) con saldi di
Cabernet Franc, Cesanese d’Affile,
Syrah e Petit Verdot in percentuali
variabili di anno in anno.
I diversi vini sono elevati separatamente
in barrique per sei mesi,
dove sostano ancora per un periodo
da sei a dodici mesi tutti insieme.
Un grande rosso con naso balsamico
e minerale e bocca vellutata:
22 euro, 5mila bottiglie.
Ultimo vino il bianco Arcadia
da uve Manzoni bianco in purezza.

La dispensa

di Franco M. Ricci,
Associazione Italiana Sommelier

IL VINO


COSMATO 2005
AZIENDA COLETTI CONTI

Via Vittorio Emanuele, 116
03012 Anagni (FR)
0775 728610
www.coletticonti.it

Valutazione 5 Grappoli – Vino eccellente
In cantina: godibile sin d’ora
e da conservare oltre i 5 anni
Tipologia: Rosso Igt
Uve: Cabernet Sauvignon 40%, Merlot 30%,
Cabernet Franc 10%, Cesanese di Affile 8%,
Syrah 7%, Petit Verdot 5% - Gr. 14% - Euro 22


Anton Maria Coletti Conti è un personaggio
preparato e autenticamente appassionato,
un convinto sostenitore del suo territorio
le cui potenzialità ha deciso di attualizzare
attraverso varietà di uva
ad esso legate a doppio filo.
Ecco così che il percorso di studi e sperimentazioni
ha portato il Cesanese di Affile
a guadagnarsi un posto
tra i portabandiera della regione.
A dimostrarlo c’è il ruolo da unico protagonista
nella composizione del Romanico,
che non fallisce un’annata,
e una partecipazione al taglio del Cosmato
(insieme ai grandi di Bordeaux,
con un saldo di Syrah)
che in questa versione 2005
appare di un rubino impenetrabile;
i suoi profumi sono di un certo spessore,
ricordano i frutti di bosco,
il caffè, la rosa e l’eucalipto.
L’assaggio è di grande sostanza:
rivela un tessuto a maglie fitte
frusciante come seta,
l’importante trama tannica
è bilanciata da calda morbidezza
e il lungo finale
si arricchisce di sfumature balsamiche.
Matura 18 mesi in legni
provenienti dalle foreste di Allier.
Sposa alla perfezione
delle costolette di cervo ai mirtilli.

FOCUS VINO

di Marco Pozzali

CESANESE DI PIGLIO

HERNICVS

COLETTI CONTI

Via Vittorio Emanuele, 116
03012 Anagni (FR)
0775 728610
coletticonti@coletticonti.it

www.coletticonti.it


Il Cesanese di Affile è una delle varietà
più coltivate e interessanti a bacca rossa
del Lazio.
I suoi profumi evocano la frutta rossa,
fresca e intensa di particolare finezza;
la coltivazione a queste altitudini medie
di circa 200 metri preserva la fragranza.
Coletti Conti non è un enologo,
si “limita” a capire la vite e a far in modo
che si esprima con equilibrio e personalità,
compito ben più difficile di un chimico.
Quindi è dalla terra, dalle sue radici
e da quelle della vite che bisogna partire,
cercando di assecondare la pianta
nella sua forza che, stimolata dalla competizione,
tende a produrre meglio.
Hernicvs si caratterizza per il naso
ricco di frutti, ciliegie e lamponi,
con una leggera dolcezza nel finale,
elegante e cordiale.
Un palato più intenso
lascia la bocca stupita da questa massa,
tannini e corpo si rincorrono,
l’alcol, mediatore, chiude.
Un vino che per struttura si può avvicinare
a formaggi di media stagionatura,
ma anche a secondi di manzo
con cotture brevi.
Il vino costa in enoteca circa 12-16 euro.

Siamo stati così recensiti dalla guida
DUEMILAVINI 2008
edita dall’Associazione Italiana Sommelier:


Come non sostenere questo
coraggioso e preparato produttore,
come non credere nelle infinite potenzialità
di questa terra storicamente vocata
alla coltivazione della vite?
La risposta è contenuta nel bicchiere,
nelle emozioni che abbiamo provato
assaporando con stupore e curiosità
questi vini immensi e profondi.
Un vino è arte, puro connubio tra uomo e terra,
è frutto e ragione, scienza e follia, fatica e piacere.
E noi, semplici fruitori di quest’arte millenaria,
ci affidiamo a viticoltori creativi e professionali,
artigiani e artisti del vino,
per arricchire il senso di questa nostra passione.



COSMATO 2005
«Impenetrabile veste tenebrosa.
Si apre lentamente un bouquet
inebriante e sofisticato,
delicatamente soffuso, profondo.
Profumi di ciliegia, rosa muschiata,
ribes e mirtilli in confettura, caffè tostato,
in un manto etereo e balsamico
di felce ed eucalipto.
Sul finale, un tocco minerale
e primi cenni di goudron.
In bocca è possente e delicato,
un velluto di rose e viole,
un armonico fluire,
alcool perfettamente fuso al corpo,
con la freschezza e la mineralità di fondo
a sorreggere la trama masticabile del tannino.
Straordinario finale balsamico.
18 mesi in Allier.
Agnello in salsa di mirtilli.»



ROMANICO 2005
«Rubino cupo, di grande concentrazione.
Si schiude con grazia in un susseguirsi
di profumi precisi di more e cassis in confettura,
mirto e ginepro, liquirizia,
curcuma e chiodi di garofano.
Caldo, potente e carnoso,
ma l’elegante freschezza
non abbandona mai l’assaggio,
tannino molto vivo;
si dilunga in un finale speziato
di chiodi di garofano.
18 mesi in Allier.
Bocconcini di capriolo al ginepro.»



HERNICVS 2006
«Rubino scuro.
Etereo l’impatto olfattivo
intervallato da profumi di amarena,
anice stellato, muschio,
sottobosco e noce moscata.
Prorompente di gioventù,
esuberanti la vena fresco-acida
e la trama del tannino.
Finale d’amarena.
10 mesi in rovere di 2° passaggio.
Al meglio fra un anno
su un risotto con le quaglie.»

Cosmato 2005

Romanico 2005

Hernicvs 2006

Siamo stati così recensiti dalla guida
Vini d'Italia 2008
edita da Gambero Rosso e Slow Food:


Antonello Coletti Conti (...omissis...)
sembra trasferire nei suoi vini
la classe e la signorilità che lo contraddistinguono,
dando così vita a prodotti dove
l’eleganza prevale sulla forza
e l’equilibrio sull’ostentazione.
Ne sono testimonianza i due Cesanese del Piglio,
l’Hernicvs ‘06, che, con un exploit notevole,
arriva alle finali,
e il Romanico ‘05, che quelle finali
le ha davvero sfiorate.
Ottenuti col clone più pregiato,
quello del Cesanese d’Affile,
lasciano il segno,
il primo per le note di frutti rossi
ed una bocca che appare già equilibrata,
e il secondo, dove la barrique
sta ancora addomesticando
tannini e alcol importanti,
per le potenzialità di un grande sviluppo
che lascia intravedere.
Il produttore non ha ritenuto pronta
la nuova versione dell’Arcadia,
un Incrocio Manzoni che nella versione ‘05
aveva colpito per la sua originalità,
sicché a chiudere il quadro
c’è il terzo rosso, il Cosmato ‘05;
qui il Cesanese si sposa ai vitigni
del bordolese e al syrah
e la convivenza non è al momento
del tutto realizzata.

Hernicvs ‘06

Romanico ‘05

Cosmato ‘05

Il sito internet www.degustare.com
ha così recensito il nostro HERNICVS 2005:

« Ci siamo. Finalmente è arrivato.
E’ il primo, spero di una lunga serie.
Lo attendevo da molto
un cesanese in purezza come questo.
Questa etichetta (e millesimo)
fa fare d’un colpo un balzo in avanti,
verso la modernità, al cesanese.
Via tutte le vecchie idee
di vini cesanese di medio corpo,
amabili e più o meno frizzantini
(esistono ancora, provare per credere!).
Via tutte le vecchie idee di una
imprescindibile varietale “semplicità”
dei profumi e sapori,
che qualche enologo declinava
con la “assoluta” necessità di vinificazioni
“esclusivamente” in acciaio
(o in materiali ... che lo approssimano)
per salvaguardare le “sole” fragranti
note floreal/fruttate esprimibili dal vitigno.
In questo Hernicus 05 troviamo
concentrazione, complessità e persistenza.
Ma andiamo per ordine.
Innanzitutto una raccomandazione:
questo Hernicus va degustato/bevuto
ad una corretta temperatura di servizio,
ovvero a non più di 18/20 °C,
soprattutto al fine di mantenere
nei giusti termini le sensazioni tanniche.
Ciò premesso,
cominciamo ad osservarne il colore,
un rubino concentratissimo
che macchia il bicchiere.
Al naso appare “potente” e sfaccettato,
con sentori di viola, ribes,
cannella e chiodi di garofano,
cui si affiancano un pizzico di tabacco biondo
ed un accenno di nota balsamica.
La nota alcolica (14,5%) appare ben integrata,
pur essendo percepibile in sottofondo.
Ottimo anche in bocca, di gran corpo,
con tannini ben presenti ed un po’ “asciuganti”,
discreta freschezza
e lunga persistenza gusto/olfattiva.
Prodotto già eccellente ma che potrebbe,
a mio avviso, ancora migliorare.
Oso suggerire un controllo ancor più accurato
nell’estrazione dei tannini
ed un incremento della freschezza.
In ogni caso siamo di fronte,
per i miei naso e bocca,
al primo grande cesanese moderno d’eccellenza.
Speriamo solo che questo Hernicus 05
non sia una “meteora”,
nata da imperscrutabili ed irripetibili condizioni
della natura e dell’uomo.
Ma non voglio credere ad una tale
irripetibile congiunzione d’eventi, ed auspico,
sulla base di una solida logica galileiana,
che l’esperimento
(ovvero l’evento della produzione di un simile vino)
sia ripetibile - nei limiti imposti dalla natura -
con continuità.

Hernicvs ‘05

Punteggio 90/100

da “LA REPUBBLICA” di Venerdì 6 Aprile 2007:

ROMANICO ‘05 DI COLETTI CONTI
CESANESE DI SUPERBO EQUILIBRIO

di Luciano Di Lello

L’esordio era stato perentorio e lasciava intuire
come da queste terre di Anagni
stesse per nascere il capolavoro.
Ma ora con l’uscita del Romanico 2005
l’azienda di Letizia Coletti Conti e di suo figlio
offre uno dei vini rossi più buoni,
travolgenti e sontuosi che abbiamo assaggiato
negli ultimi dodici mesi
ed iscrive prepotentemente il Cesanese
tra i vitigni in grado di dare lustro e sorprese
al futuro della viticoltura italiana.
Tutta la storia di questa azienda
ha però dell’emblematico,
perché è solo nel 1999 che reimpianta
il proprio Cesanese d’Affile nelle terre di famiglia
con fittezze e rese per puntare all’alta qualità.
Nel 2003 è completata la nuova cantina
ed è appunto quella la vendemmia dell’esordio.
Messa a punto poi sempre più rigorosa.
E la selezione di Cesanese per il Romanico ’05
ha oggi così dell’imperativo,
vino spettacolare ai profumi
per la complessa ricchezza di frutti rossi e neri
che grondano dolci succosità
e sfumano nella liquirizia e nel goudron.
La sontuosità ai sapori è poi deliziosa,
il vino si mastica
in tutta la sua saporosa intensità
ed il superbo equilibrio.
Rosso assolutamente da non mancare.

Ma anche il cesanese base Hernicvs ‘05
è un vino di notevole armonia e completezza
in un magnifico rapporto qualità-prezzo.

Il Cosmato ‘05, da uve bordolesi,
è infine l’altra gemma aziendale,
con profumi fascinosi che richiamano
i frutti di bosco e si esprimono
in una bevibilità assoluta.

da “GAMBERO ROSSO n.183” dell’Aprile 2007, pag. 271

CONTRAPPUNTO
di Luciano Di Lello


... «Inizio dal Romanico ‘05 non a caso.
Un Cesanese, storico vino del Lazio
in cui si mescolano memorie di famiglia
e nomi di un lessico intimo.
Il Piglio, La Forma. Poi Anagni,
la meraviglia della sua Cattedrale, la cripta.
Proprio su questi terreni di famiglia,
nel podere Caetanella,
Antonello Coletti Conti decide nel ‘99
di tentare il grande rosso
dalle proprie selezioni di Cesanese di Affile.
Lui è un convertito al vino in età adulta
ed in questo mette tutta l’assolutezza
di chi deve recuperare il tempo perduto.
La nascita del Romanico si ha
con la vendemmia ‘03.
È già una spallata,
un rosso mastodontico che la calura estiva
porta ad un leggero sovrammaturo di frutto.
Ma la 2005 ora in uscita lo colloca
ai ranghi del grandissimo rosso italiano.
Il vitigno stesso ingigantisce i suoi parametri,
la generosità della maturazione
nobilita i tannini
ed il vino trabocca di frutti sontuosi.
È un rosso luminoso, felice, mediterraneo
per quanta è la ricchezza di aromi,
ma al tempo stesso profondo
per tutta quella che è la tenuta
e la rigorosità altissima,
ma equilibrata degli elementi.» ...

da “DER FEINSCHMECKER
del 1 gennaio 2007

100 Lieblings Weine

2004 “ROMANICO”, ANTONELLO
COLETTI CONTI, ANAGNI, LATIUM

Latium hat nur eine eigene Rebsorte:
die Cesanese, und die gilt gemeinhin als bäurisch.
Gilt! In den Händen von Antonello Coletti Conti
wird aus ihr ein Rotwein,
dessen Wucht (15 Volumenprozent) an einen Amarone,
dessen Feinheit und
Frucht an einen Burgunder erinnert.

Il Lazio ha solo un’uva propria:il Cesanese,
ed alcuni la ritengono un’uva contadina.
La ritengono!
Le mani di Antonello Coletti Conti
trasformano quest’uva in un vino
di potenza e di corpo (15 % Vol.)
come un Amarone,
dotato di finezza e frutto
come un vino di Borgogna.


Jens Priewe

La guida “Vini d’Italia 2007”,
ed. Gambero Rosso - Slow Food,
ha così recensito i nostri vini:

Rampollo di una antica casata anagnina
che dette i natali anche ad un papa,
Anton Maria Coletti Conti oggi si dedica
alla viticoltura a tempo pieno.
Dopo aver ereditato questa azienda di famiglia
nella parte meridionale della zona
di produzione del Cesanese del Piglio,
ha iniziato una riconversione dei vigneti e della cantina,
a cominciare prima dalla scelta del sesto di impianto
- con grande cura nella scelta dei porta innesti -
per poi scegliere delle varietà sperimentali
ed effettuare una serie di microvinificazioni
alla ricerca di un prodotto
e di uno stile ben caratterizzato,
e finire con la realizzazione di una piccola
ma efficiente cantina di vinificazione,
con annessa barriccaia
dove attualmente riposano due vini
non ancora sul mercato,
il Cosmato ‘05 ed il Romanico ‘05.
I vini presentati quest’anno invece
sono il Cesanese del Piglio Hernicus ‘05
e per la prima volta il bianco Arcadia ‘05,
da un uvaggio di incrocio Manzoni (80%) e passerina.
Il primo subisce un parziale passaggio in barrique
che ne amplifica la componente aromatica,
in cui spiccano le note di spezie,
frutti neri e cuoio, smussandone le asperità.
Ricco, potente e dinamico,
si è fatto apprezzare a tal punto
da indurci a portarlo alla finale dei Tre Bicchieri.
Onore al merito.
Del nuovo bianco ci ha convinto invece
l’originalità e la verve stilistica
che ne sottolinea le potenzialità.
Dal naso intenso e complesso,
con sentori agrumati e balsamici,
al palato evidenzia una struttura importante
anche se ancora non ha trovato il pieno equilibrio;
il tempo ci dirà se le nostre impressioni positive
sono ben riposte
».

Cesanese del Piglio Hernicvs ‘05.

Arcadia ‘05

Siamo stati così recensiti dalla guida
DUEMILAVINI 2007
edita dall’Associazione Italiana Sommelier:

ARCADIA 2005
«Paglierino intenso.
Al naso è fine, floreale, minerale,
evoca la frutta tropicale,
con qualche nota legata alla sosta in legno
(9 mesi in tonneau) come vaniglia e burro.
L’alcol è ben fuso al corpo,
coadiuvato da una netta scia fresco-sapida.
Lunga e corrispondente la PAI
».

HERNICVS 2005
«Rosso rubino con nuance porpora.
Olfatto ancora giovanile
che promette toni di frutti di bosco,
amarena e lievemente speziati.
Ancora in fase di evoluzione
con un tannino a trama fitta,
bilanciato da un’avvolgente glicerina.
10 mesi in legni di Allier-Vosges
».

Cesanese del Piglio Hernicvs ‘05.

Arcadia ‘05

da “RISTORANTI DI ROMA 2006-2007
de La Repubblica

Se il Romanico 2003 era un vino
che apriva squarci di novità sul Cesanese
con una concentrazione ed una ricchezza inusitate,
sta ora per uscire la versione 2004
che ne conferma la grandezza,
superandone anche i confini.
Ci troviamo infatti davanti ad una vendemmia
indubbiamente migliore della precedente,
non così calda e siccitosa,
e con un equilibrio tale nell’andamento climatico
da far crescere i grappoli
in modo sicuramente più armonico.
A questo poi si aggiunge la bravura e la pignoleria
di Antonello Coletti Conti che ha voluto
per una superiore materia prima
un tempo più attento ed oculato di legni.
Bellissimo così questo Romanico ‘04,
assai profondo al colore,
in cui si rincorrono la succosità dei frutti rossi
morbidi e maturi su dolci strati di vaniglia e spezie.
Ancora più buoni i sapori,
in cui maggiormente si rivela la capacità del produttore
ad esprimere una piacevolezza intrigante e potente,
che è anche l’aspetto genuino e profondo del Cesanese.
Davvero una sorpresa poi l’Hernicus 2004,
il Cesanese base dell’azienda
che appare invece assai ricco e denso,
serrato e potentemente aggressivo ai tannini
e dunque con ottime possibilità evolutive.
Ma in questa piccola cantina,
che si avvia a diventare luogo di culto tra i vini del Lazio,
è in gestazione anche un meraviglioso bianco 2005,
di cui parleremo presto.

da “BIBENDA” n.20 - Marzo-Aprile 2006
“I SIGNORI DEL LAZIO” di Silvio Governi, p.32 e ss.
e
“CESANESE D’AFFILE” di Silvio Governi, p.44 e ss.


COSMATO 2003

Valutazione pt. 91

«Bellissimo rubino vivo.
Olfatto complesso e variegato di rosa appassita,
viola, cassis e un tono balsamico in chiusura.
In bocca è morbido, di un’eleganza disarmante
con un tannino perfettamente maturo e rotondo.
Lungo il finale,
di eccellente corrispondenza gusto-olfattiva.
Un anno in barrique.
Ottimo su stracotto.
»




ROMANICO 2004

Valutazione pt. 90

«Rubino cupo.
Naso dai toni eleganti e caldi di erbe aromatiche,
frutta in confettura, spezie e liquirizia.
In bocca risulta ancora in fase evolutiva
ma la potenza alcolica e la ciclopica struttura
si traducono immediatamente
in finezza e morbidezza.
Il tannino ha trama fitta ma è di magnifica fattura.
Matura per un anno in carati di rovere.
Maialino da latte cotto a legna.
»


HERNICVS 2004

Valutazione pt. 86

«Rubino fitto.
Alle iniziali note di amarene sotto spirito
si sostituiscono splendidi sentori boschivi
e speziati di pepe nero, anice stellato,
noce moscata e cannella.
In bocca irrompe con un’avvolgente morbidezza
ed una sensazione pseudocalorica
ben stemperata da un tannino serrato ma maturo.
Sosta in barrique per 12 mesi.
Stracotto di manzo
»

da “La Repubblica” del 6 Aprile 2006

« ... Tra gli importanti emergenti è sicuramente
da segnalare la Coletti Conti di Anagni,
che presenta finalmente i suoi Cesanese 2004
e ribadisce in particolare con il Romanico
di possedere uno dei più originali
e sontuosi nuovi rossi italiani.
Ma un’altra impensabile novità qui
è l’Arcadia 2005, un bianco intenso e grasso
di magnifici aromi tropicali
da trovare pochi rivali in tutto
il centro-sud della penisola.
...»


La guida DUEMILAVINI 2006,
edita dall’Associazione Italiana Sommelier,
ha cosí recensito la nostra vendemmia 2004


ROMANICO 2004 (4 grappoli)

«Rosso rubino cupo di grande concentrazione.
Si apre al naso con toni eleganti e caldi
di frutta matura in confettura (cassis, more e mirtilli)
ed erbe aromatiche (timo e ginepro);
lentamente, un ventaglio di spezie
(pepe, curry, chiodo di garofano)
e liquirizia accarezzano l’olfatto.
Al palato risulta ancora in fase evolutiva
ma la potenza alcolica e la ciclopica struttura
si traducono immediatamente in finezza
e carezzevole morbidezza glicerica.
Il tannino ha trama fitta ma è di magnifica fattura.
Lunghi i ritorni tostati di tabacco.
Ad una vinificazione in acciaio segue una sosta
per un anno in carati di rovere di Vosges da 228 l.
con batonnage settimanali.
Con maialino da latte cotto a legna.»



HERNICVS 2004 (4 grappoli)

«Rubino scuro e consistente.
Alle iniziali note eteree di amarene sotto spirito
seguono splendidi sentori di sottobosco
e speziati di pepe nero, anice stellato,
noce moscata e cannella.
All’assaggio non recita la parte del “second vin” aziendale,
ma irrompe con avvolgente morbidezza
ed una sensazione pseudocalorica ben stemperata
da un tannino serrato ma maturo.
Lungo il finale.
Vinificato in acciaio della capacità di 35 hl.
dove matura il 55 % della massa,
per poi essere assemblata alla parte restante
che sosta in barriques di Allier per 12 mesi.
Pregevole sul manzo stracotto con lo stesso vino.»

dal volumetto “SELEZIONE DEI VINI DEL LAZIO 2005»

schede di Stefano Carboni

COSMATO 2003

Prego, signori, prendere nota.
Sia del nome dell’Azienda, Coletti Conti,
che non tutti conoscono ma che in futuro diventerà
uno dei punti di riferimento d’obbligo
del panorama enologico laziale e, ci sbilanciamo, nazionale.
Sia del vino, questo “Cosmato” 2003,
che già si pone all’attenzione
come una delle etichette più interessanti
della nostra regione.
Nasce da un blend davvero singolare:
dosaggio paziente e virtuoso di cabernet sauvignon,
cabernet franc, merlot, syrah e petit verdot;
in questo contesto molto internazionale
ecco fare la sua comparsa, da grande attore di razza,
il cesanese di Affile, il pinot noir dei nostri autoctoni.
Elevato in carati di rovere francese,
dalle migliori foreste del massiccio centrale transalpino,
giunge nei nostri calici con tutto l’impatto cromatico
del suo rosso rubino, graffiato di porpora.
Olfattiva straordinaria per eleganza e complessità:
viola, ribes nero, visciola
a costituirne lo scheletro fruttato.
Quindi spazio all’esotismo sensuale
del sandalo e delle spezie orientali,
il tutto rinfrescato da ricordi di eucalipto.
In bocca si muove con il piglio del conquistatore,
scivolando sicuro su una trama tannica
da applauso a scena aperta.
Il tutto senza mai perdere di vista
l’equilibrio di fondo che ci porta verso il finale,
lungo e suadente come un canto antico.
Un vino così non si abbina... si onora.
Facciamolo allora, accompagnandolo
a primi piatti importanti, curati, ricchi di sapori.
O a carni nobili, cacciagione e selvaggina,
senza dimenticare i formaggi,
a patto che possano vantare quattro quarti di nobiltà:
perché “Cosmato” merita soltanto il meglio.
».




ROMANICO 2003

Ecco un’etichetta che ci sentiamo di consigliare
a chiunque ami il buon vino.
Di livello assoluto, di quelle da segnare sull’agendina
per poi recarsi in enoteca per un acquisto intelligente.
Già l’impatto cromatico
è di quelli che si ricordano,
con un rosso rubino caldo come la passione.
Olfattiva sinfonica, con un’apertura balsamica
cui fanno seguito gli aromi di viola,
marasca, fragola selvatica,
lieve tostatura, timo, iodio.
In bocca è di una carnosità sensuale
che quasi stordisce,
pur non perdendo mai il filo di un discorso
fatto di sottili equilibri.
Tannini nobili e un finale superbo
dove è bello avvertire
l’intrigante presenza della liquirizia.
Per primi piatti importanti ma, ancor di più,
per arrosti fatti con tutti i crismi.



HERNICVS 2003

45% affinato in barrique, 55% in acciaio,
100% curato con amore e passione.
Coletti Conti è un nome che già fa parlare
ma per cui è sin troppo facile
prevedere un futuro radioso.
Una gamma di etichette tutte convincenti
e anche questo “Hernicus” non si smentisce:
di un bel rosso rubino,
muove al naso con precisi sentori di viola e marasca,
su cui si drappeggia, morbida, una nota vanigliata.
In bocca stupisce per l’assoluto equilibrio
tra le componenti, degno di un romanzo di Marquez.
Da applausi i tannini, levigatissimi, e la persistenza,
di gran classe.
Da abbinare a primi piatti ben conditi,
ma soprattutto a carni rosse, arrosto o alla griglia.
Non delude di certo al cospetto di cacciagione
e formaggi ben stagionati.



da “GAMBERO ROSSO n.160” del Maggio 2005, pag. 132

«L'ANNO 2003 DEL SUPER CESANESE
di Luciano Di Lello

... spicca nell’area storica di Anagni
l’esordio perentorio del Romanico ‘03
di Antonello Coletti Conti,
bellissimo (e non guasta) già nell’etichetta.
Vino in qualche modo vicino
nella filosofia espressiva al Cincinnato,
tutto di generose, grasse sensazioni di frutto sontuoso
che vanno poi in profondità, nel terroir di queste colline,
lasciando presagire splendide,
aristoscratiche possibilità evolutive...
».



Il sito internet www.laVINIum.it
ha così recensito il nostro ROMANICO 2003:

«Entusiasmante Cesanese del Piglio
proposto da Antonello Coletti Conti,
splendido già dall'etichetta,
raffigurante un particolare del pavimento
di una cripta della cattedrale di Anagni.
Accattivante nel suo aspetto cromatico,
caratterizzato da una robe purpurea dai riflessi inchiostro,
cupa e di densità innegabile.
Ha olfatto intenso di violetta,
di visciola e di frutti di bosco selvatici,
contrappuntati da note minerali e terragne,
da spezia di pepe nero e da accenni balsamici,
in un'amalgama magistralmente fusa, nitida e profonda.
In bocca procede fitto e a tratti masticabile:
oltre il calore e la forza
ne scopri la sorprendente bevibilità,
aiutata da una massa tannica presente e vellutata,
ben diffusa, dalla fresca acidità
e dalla sapidità succhiata dal suolo
ricco di preziosi elementi minerali.
Nessuna asperità disturba lo sviluppo persistente,
avvolgente e pieno, di ammirabili equilibrio ed armonia.
Va apprezzato con piatti succulenti e saporosi
quali le pappardelle al sugo di lepre,
la polenta con le spuntature di maiale,
la pecora in umido o la faraona alla cacciatora;
servito a 16°C circa in calici panciuti del tipo ballon.

Maurizio Taglioni
           
Voto: @@@@@
».



La guida Vini d'Italia 2005
ha così recensito i nostri vini:

«Il giovane e dinamico viticoltore
Antonello Coletti Conti ha prodotto quest’anno
due veri gioielli.
Il primo è il Romanico ’03,
a base di Cesanese e maturato in piccoli fusti.
L’altro, il Cosmato ’03,
frutto di un uvaggio in cui spiccano
i due Cabernet ed il Merlot,
mostra sfumature molto complesse
e ha raggiunto agilmente i due bicchieri
».


da “LA REPUBBLICA” di Venerdì 3 dicembre 2004:

«E ORA ESCE IL ROMANICO 2003
LA RIVOLUZIONE DEL CESANESE


di Luciano Di Lello

Esce in questi giorni la novità più importante dell’anno
tra i vini rossi del Lazio.
Il Romanico 2003 infatti ha un vero e proprio sapore
di rivoluzione copernicana in tema di Cesanese del Piglio.
Mai prima d’ora questo vino si era espresso
in tale sontuosa pienezza,
con una così completa e preziosa nobiltà di aromi
da ridisegnarne completamente la forma ed il contenuto,
lasciando intravedere spazi di bontà e complessità
assolutamente inediti
».





La guida DUEMILAVINI 2005,
edita dall’Associazione Italiana Sommelier,
ha assegnato il riconoscimento dei 5 grappoli
al nostro COSMATO 2003.

Questa la recensione del vino:

«Di un rubino lucido con lampi color porpora.
Naso semplicemente maestoso: viola, ribes nero, visciola,
aromi boschivi, spezie orientali, legno di sandalo, eucalipto,
in una girandola di profumi complessi e maturi.
La fase gustativa è, se possibile, ancora più convincente,
con una trama tannica fitta e di superiore qualità,
equilibrio incrollabile, splendido e lunghissimo finale.
Vinificazioni separate per varietà e successivo taglio
(che varierà di anno in anno), in perfetto stile bordolese.
Sosta un anno in barrique di Allier
(sei mesi sui lieviti con batonnage settimanale)
».


Il ROMANICO 2003 (cui sono stati assegnati 4 grappoli)
è stato così recensito:

«Rubino netto, molto concentrato e caldo.
Profilo olfattivo in evoluzione,
con apertura raccolta su toni balsamici.
Apre poi ad aromi di viola, marasca in confettura,
fragola selvatica, fumo di legna, timo e iodio.
Bocca di grande peso, con sostanziale equilibrio
tra la generosa componente glicerica
e una massa tannica di ciclopica struttura;
chiusura interminabile
e che ripropone l’intero spettro olfattivo.
Dodici giorni di macerazione,
poi un anno in tini da 228 litri di rovere dei Vosgi
».






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