Rinaldo dei Conti di Segni naque a Jenne, tra il 1180 ed il 1185. Trascorso a Jenne i primi anni della sua fanciullezza durante i quali frequentò le scuole del vicino monastero di S. Scolastica.
La sua lunga dimora di Anagni iniziò all’età di 10-12 anni. Suo zio Cardinale Ugolino, il futuro papa Gregorio IX, si prese cura dell'educazione del nipote e il giovane Rinaldo fece il curriculum dei suoi studi superiori, che, probabilmente, perfezionò presso l'Università di Parigi, laureandosi in teologia.
Era già Magistro e cappellano di Onorio III nel 1221.
Intanto fece conoscenza tra l'altro, e strinse amicizia con S. Francesco di cui vide le stimmate e certamente conobbe pure S. Chiara, che poi da Papa canonizzò nella basilica Cattedrale di Anagni nel 1255.
Fu anche Canonico di Anagni come è ricordato in una lapide sul pavimento della Chiesa Cattedrale, pavimento che fece restaurare a sue spese.
Lo zio Ugolino, ne dovette essere orgoglioso e gli fece percorrere la sua stessa carriera. Difatti furono tutti e due, in tempi diversi, cappellani pontifici, cardinali diaconi di S. Eustachio, poi cardinali vescovi di Ostia e Velletri, e infine, Papi.
Fu eletto a Napoli il 12 dicembre 1254 assumendo il nome di Alessandro IV.
Rinaldo ricorderà con grande affetto e riconoscenza il periodo di vita anagnina in un famoso documento scritto a Viterbo il 9 Settembre 1258.
Questa Bolla riguarda in modo particolare il castello e la chiesa di Acuto, ma in essa, approfittando dell'occasione, parla anche di Anagni, tessendone un magnifico elogio, vero inno di riconoscenza per i beni qui ricevuti e per il suo ambiente ecclesiastico. In traduzione libera fatta dal Prof. Salvatore Sibilia suona così :

" E' certo, non è da meravigliarsi che, fra le altre chiese, noi amiamo con affetto speciale la chiesa Anagnina. Memori come siamo, della dolcezza del nutrimento che abbiamo avuto da lei, meritatamente ci preoccupiamo di interessarci più intensamente all'onore di Lei e al suo benessere.
Qui, infatti abbiamo i fondamenti del nostro stato; qui hanno avuto origini i primi tempi della nostra carriera; questa stessa Chiesa come madre ha circondato di benevolenza la nostra fanciullezza e ci ha avviato alla cultura e noi, nei nostri teneri anni amammo di servirla con intensa fedeltà. Uscendo dal suo grembo noi abbiamo potuto sobbarcarci ai ministeri superiori dai quali, poi, siamo stati portati ad onori ancora più alti.
E' opportuno, quindi che ci preoccupiamo con adeguata intensità per la sicurezza e stabilità sua. Infatti, in questa Chiesa, della quale siamo stati canonico, nella quale abbiamo avuto continua residenza e nella quale abbiamo passato moltissimo tempo al suo servizio, abbiamo anche potuto prendere cognizione dei suoi diritti"...

Un inno veramente pieno di affetto che esce da un animo delicato e riconoscente in cui il Pontefice ricorda la sua infanzia, la sua gioventù e la sua carriera.

Alessandro IV fu uomo di Santa vita, lodato da tutti per la sua pietà e bontà. Intanto non fu nepotista: non fece la sorella clarissa Badessa ne il Nipote Cardinale. Canonizzò S. Chiara, diffuse la devozione alle stimmate di S. Francesco d'Assisi. Favorì i benedettini ma anche i due ordini mendicanti ; allora nascenti dei francescani e dei domenicani. Fu di somma benemerenza nel campo della cultura ed intervenne con energia nell'Università di Parigi, in momenti difficili.
Amò l'arte e durante il suo Pontificato, operarono tra gli altri, Cimabue e il Cavallini (Pietro).

In campo politico Alessandro IV cercò di annientare il partito ghibellino che minacciava l'indipendenza dell'Italia e il potere della Santa Sede. Scomunicò e perseguitò Manfredi, re di Sicilia; avversò il potere civile del Senato di Roma, creandosi nella città tali inimicizie da dover fuggire per evitare di essere ucciso.

Morì a Viterbo il 25 maggio 1261.




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