Lotario dei Conti di Segni nacque a Gavignano nel 1160.
Studiò teologia a Parigi, presso la prestigiosa scuola del monastero di S. Vittore; poi a Bologna si specializzò in diritto canonico sotto la guida di Uguccione da Pisa.
Nel 1189 venne nominato cardinale da suo zio Clemente III, poi, alla morte di Celestino III, salì al soglio pontificio con il nome di Innocenzo III, a soli 38 anni, l'8 gennaio 1198.

Aveva indubbiamente grande stima di se stesso proclamando di essere "a metà strada tra Dio e l'uomo, al di sotto di Dio, ma al di sopra dell'uomo”, e che a lui era stato affidato “il governo non solo della chiesa universale ma di tutto il mondo".
Fu convinto assertore della teocrazia, cioè della supremazia del potere spirituale su ogni altra forma di potere. Secondo la sua dottrina, al papa spettavano entrambi i poteri, spirituale e temporale, con la facoltà di delegare il potere temporale all'imperatore, semplice braccio secolare della Chiesa.

A causa della morte dell'imperatore Enrico VI, si trovò subito a dover prendere posizione fra i tre contendenti alla successione: Ottone di Brunswick, Filippo di Svevia e Federico II di Svevia, ancora bambino.
Morto Filippo di Svevia nel 1208, Innocenzo incoronò imperatore Ottone, ma già l'anno successivo lo scomunicò a causa delle pretese avanzate sul regno di Sicilia di cui era legittimo erede Federico II, che la madre, Costanza d'Altavilla, aveva saggiamente posto sotto la tutela papale già dal 1198.
Sconfitto nel 1214 a Bouvines, Ottone scomparve dalla scena politica e Federico II rimase l'unico pretendente legittimo al titolo imperiale.

Altro atto politico di questo pontefice fu l'interdizione di Filippo Augusto, re di Francia, il quale, senza il consenso papale, aveva ripudiato la moglie Ingelburga di Danimarca per sposare Agnese di Merania. Il re dapprima si oppose, ma poi dovette cedere, richiamando la prima moglie. Frattanto in Inghilterra, il re Giovanni Senzaterra opprimeva le popolazioni e rifiutava di riconoscere Stefano Langton arcivescovo di Canterbury. Innocenzo lo scomunicò (1212) e donò l'Inghilterra al re di Francia (1213). Giovanni si sottomise, dichiarandosi vassallo della Santa Sede.

Papa Innocenzo si impegnò attivamente anche nel consolidare i confini dello Stato della Chiesa ed il potere effettivo del papato, ottenendo il riconoscimento di molti regni come feudi della Chiesa. La sua attenzione si volse anche alle crociate di cui, tuttavia, perse ben presto il controllo: la IV crociata, infatti, si risolse nella conquista di Costantinopoli a prezzo di violenze tali che costarono la scomunica ai Veneziani, mentre la crociata contro gli Albigesi, il ramo provenzale dell'eresia catara, terminò in un inutile massacro nel 1229 ad opera di Simone di Montfort.

Progetto di tutto il pontificato di Innocenzo III fu la riforma morale e disciplinare del clero corrotto e secolarizzato. Il papa diede, infatti, avvio, alla riforma della struttura diocesana della Chiesa e sostenne lo sviluppo degli Ordini francescano e domenicano.
Durante un viaggio a Roma S. Francesco gli sottopose la regola che intendeva applicare alla sua nascente comunità monastica.
Narrano le cronache francescane che tutti i dubbi di Innocenzo III furono fugati da un sogno in cui il papa vide la chiesa di S. Giovanni in Laterano pericolante sostenuta solo dal santo. Questo episodio è rappresentato nel ciclo di affreschi giotteschi della Basilica superiore di Assisi.
L'approvazione della regola francescana da parte di Innocenzo III, tuttavia, fu solo il "primo sigillo" poichè fu pronunciata solo oralmente, senza che a questa seguisse una ufficiale bolla papale. L'approvazione ufficiale (la "seconda corona") venne soltanto nel 1223 ad opera del successore di Innocenzo III.

Il 16 luglio 1216, a Perugia Innocenzo III morì di malaria.

La sua tomba è situata all'interno della Basilica di S. Giovanni in Laterano.

Il suo pontificato, che durò diciotto anni, segnò l'apogeo del potere pontificio nel Medio Evo.

Rimangono di questo Papa molte opere, stampate in parte per la prima volta a Colonia nel 1552. Oltre ad un trattato latino sul "Disprezzo del mondo", dei "Discorsi", dei "Commenti" sui salmi penitenziali, anche sei libri sui Sacramenti, e principalmente una copiosissima raccolta di Lettere.






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